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Hanno scritto di lei:

Dott.ssa Roberta Frabetti 2019 - Azzurra Immediato 2018 - Salvo Nugnes 2018 - Vittorio Sgarbi  2017 - Dott.ssa Diana Cardaci 2017 “PromArte” -  Sandro Serradifalco 2017 -  Dott.ssa Elena Gollini   2016 - Paolo Levi  2016 - Guido Folco 2015 - Vincenzo Monticelli Cuggiò 2015 - Silvia Arfelli, 2014 - Stefania Severi,  2005 - Natale Antonio Rossi,  2003 - Giuseppe Selvaggi 1998 (da “Il Giornale D’Italia”, dicembre) - Fiorello F. Ardizzon, 1998 - Alfredo Pasolino,  1998 - Generoso Romano 1970.                                   


Non è certo facile essere artista, forse non è nemmeno questione di scelta, a ben vedere: è un momento che arriva all'improvviso, non lascia dubbi. Diviene necessario porsi in abbandono. Abbandonarsi, lasciarsi agire ... questo è il fondamento della creatività, anche se a prima vista sembrerebbe paradossale: colui che crea in realtà si abbandona ad una forza che lo agisce e allora cerca il modo di comunicare, di rappresentare ciò che sta accadendo dentro sé, nell'anima....... (continua la lettura nel catalogo nella sezione esposizione)

Dott.ssa Roberta Frabetti 2019

 

A Daria Picardi, per aver offerto una imago urbis di valenza poetica, ove ogni pennellata suggerisce una narrazione intima e nostalgica, sostanziata a una cromia allegorica tale da generare una immanente atmosfera che fonde elemento architettonico, passato e presente, in un limbo sospeso in cui addentrarsi per una sorta di viaggio interiore, del quale attesa e speranza divengono principi interpretativi.

Arte a Palazzo - SECONDO PREMIO GALLERIA FARINI PER LONDRA

Bologna, settembre 2018

 

Dichiarazione critica per la Mostra NEW YORK INTERNATIONAL ART EXPO - The Michelangelo Hotel

Daria Picardi con "Riflessi" presenta uno scorcio paesaggistico che mostra molto di più di quanto appare sulla tela. Prendendo come tonalità cromatica prevalente il grigio, aggiungendovi il giusto equilibrio di sfumature calde e fredde, l'artista crea uno specchio delle nostre emozioni, cosicché quanto abbiamo di fronte è il riflesso non di un ponte sull'acqua, ma del nostro umore, della nostra vita che si sofferma in quel momento esattamente in quel punto e si vede per la prima volta.

Salvo Nugnes 2018

 

 

Attestato di Selezione per il Progetto ITALIANI all’Artista Daria Picardi

Per il raro talento e la valenza dell’operato artistico, per la qualità tecnica e la ricerca stilistica espressa, merita profonda stima e grande attenzione nel panorama dell’Arte Contemporanea Italiana.

Vittorio Sgarbi 2018

 

Attestato di Ammissione alla Collezione Sgarbi

Io più di altri critici in Italia, mi sono spinto ad applicare un metodo che in Francia ha una lunga tradizione nei Salons des Refusés, nei quali fu possibile riconoscere, in tempi meno difficili e meno «affollati», artisti come Manet e Gauguin. Ora ho preso visione di migliaia di proposte, ben sapendo che altrettante e più non si rivelano o hanno altri, diversi canali. Il progetto “Collezione Sgarbi” ne seleziona alcuni, come una costellazione in un firmamento in continua espansione. Il diritto di esistere per un artista, significa la possibilità di uscire dall’anonimato solitario del suo studio. Per riuscirci non basta una semplice mostra, serve anche qualcuno di autorevole che abbia la voglia di scoprirne le potenzialità e prenderlo sotto la sua ala protettrice, capace di saper descrivere al pubblico l’essenza del messaggio di ogni singolo artista. La scelta del suo lavoro per la mia raccolta delle stampe e disegni attesta la valenza del suo operato e il costante impegno artistico. In un’epoca segnata dal tentativo di assegnare un prezzo a tutto e tutti e un grado di spendibilità sul mercato, la collezione d’arte ritorna ad essere il mezzo attraverso cui le opere riacquistano il loro reale valore, senza “prezzo” e senza mercato.

Vittorio Sgarbi 2018

Aria di qualcosa che è stato, e che forse non è più, non può essere più, nei dipinti di Daria Picardi. Aria di Roma, innanzitutto, nel soggetto, quello da cui trae l'ispirazione più significativa, ma anche nella suggestione artistica e più latamente culturale, da epigona di una storia pittorica locale, la principale del Novecento, di cui ha avuto modo di frequentare e prendere a modello un suo esponente importante, Carlo Socrate, giunto negli ultimi anni di vita. Di Socrate, ritroviamo i paesaggi urbani asciutti, quasi in recupero dell'esempio supremo di Corot, privati di qualunque accenno a umanità di contorno che sarebbero solo di fastidioso impiccio, nell'assorta, rispettosa contemplazione di un'anima urbis, fin troppo cosciente del suo fascino secolare, che nel suo significato più veritiero, estraneo al pittoresco più chiassoso e folcloristico, può rivelarsi solo nel silenzio di atmosfere sospese. Essenziale, nelle vedute panoramiche e nelle ricorrenti rappresentazioni di ponti sul Tevere, la definizione delle masse, volutamente indifferente al dettaglio superfluo, fino al punto di lambire acerbità popolareggianti che odorano di Strapaese, cosi come controllata è la resa cromatica, polverosa e slavata, seppure non con gli eccessi rigoristici più graditi al Socrate maturo, quasi che le virulenze espressioniste di un Mafai, di un Guttuso o di un Pirandello, che pure non avevano mancato di stimolare l'ambiente romano, fossero avvertiti come peccati di una gioventù ormai in via di inesorabile sfioritura.Tutto sembra essersi fermato ai tempi, per certi versi magici, del dopo Quarantaquattro, del caffè Aragno, di Via Margutta, degli studi a Villa Strohl-Fern. Ma oggi il caffè Aragno è chiuso da tempo ormai immemorabile, Via Margutta è strada per turisti e benestanti, gli studi a Villa Strohl-Fern non esistono più, e quando sono sopravvissuti (quello di Francesco Trombadori) fanno museo. Rimane la nostalgia, per quello che si era, prima ancora che per quello che era.E il piacere dei sentimenti privati, quelli che la Picardi rivela nella garbatezza dei suoi ritratti domestici, a conferma di una sensibilità profondamente borghese, nel senso più nobile del termine. 

Vittorio Sgarbi 2017

Ogni cosa nell’universo artistico creato da Daria Picardi acquista volume. Nel senso di una corporeità tattile che occupa uno spazio preciso, realissimo e tangibile, e volume inteso come qualità acustica. La forza intrinseca e la bellezza di ciò che la pittrice romana sceglie di ritrarre, infatti, si amplifica, l’intensità delle onde emotive è resa chiara, semplice, fortissima. Con una padronanza e competenza tecnica che raccoglie l’eredità che va da Masaccio a Cézanne, Picardi scolpisce i corpi e i luoghi con una pennellata in grado di restituire l’essenziale. Un minimalismo nel tratto formidabile che trova l’anima dei soggetti e dei paesaggi e la riporta in pittura. Trovarsi di fronte all’essenziale è sempre un’esperienza spiazzante, ma a questa capacità rara di restituire ciò che conta, l’artista è in grado di associare una sensibilità etica e una raffinatezza estetica e compositiva che spiazzano e affascinano totalmente. Ci si trova di fronte a una grande artista che traduce la realtà con la pazienza e l’abilità di una tessitrice usando trame di oli, tempere, poesia.

Dott.ssa Diana Cardaci 2017 “PromArte” 

Nelle opere di Daria Picardi vi è un’intensità cromatica suggestiva, un naturale slancio espressivo che porta l’artista a diventare una delle migliori interpreti della scena artistica contemporanea. Nei suoi ritratti c’è tanto sentimento oltre che un evidente talento pittorico puramente legato alla realizzazione materiale dell’opera, vi è quel tocco gentile che irrora tutto con una delicata luce di un giallino pallido perfetto per quelle atmosfere. Nei suoi dipinti vi è un rimando a quei ritratti, a quelle composizioni del ‘900 Europeo che hanno fatto la storia dell’arte: molte tele ricordano i dipinti di Felice Casorati, o quei ritratti che Picasso riservava quasi sempre solo ad amici e soprattutto amiche, che lo hanno visto alle prese con un figurativo d’eccezione, vi è anche un po’ di Modigliani con l’eleganza delle figure che sceglieva; insomma, Daria Picardi si nutre di ispirazioni e riporta in vita un passato neanche troppo lontano, che spesso viene svalutato o poco considerato per spazio, al contrario, al nuovo che avanza. Una pittura gentile che trova nel sentimento un elemento fondamentale per guidare il suo gesto pittorico e per creare un rapporto empatico con il suo pubblico.

Sandro Serradifalco 2017

 

Abilità comunicativa che supera i confini visivi e da vita a creazioni armoniose portatrici di messaggi universali. Un'arte che rivela la creatività dell'artista e le pulsioni intime del suo animo.

Paolo Levi 2017

Romantiche atmosfere e suggestioni poetiche

Daria Picardi dipinge la realtà senza alterarne quella bellezza intrinseca che la contraddistingue, lei la osserva, la studia con pazienza senza affrettare i tempi, la contempla per poterne cogliere ogni aspetto nascosto e riportare quanto percepito e assorbito, su un supporto che renda tutto quanto eterno. I suoi quadri sono essenzialmente minimali, ma non per questo trascurati o privi di dettagli, solo,  si spogliano di quello che l'artista stessa reputa di troppo. La Picardi osserva la realtà nel suo naturale mutamento, in quel cambiamento inarrestabile che il tempo gestisce e che dona alle sue composizioni un aspetto impeccabile e a tratti romantico.

Ogni sua opera è pervasa da un lirismo poetico gentile ed originale che si manifesta tradotto in un impianto cromatico di suggestiva dolcezza, dove le tonalità pastello incontrano quelle cerulee, creando un'atmosfera d'altri tempi in ogni scenario.

Il suo animo delicato ma allo stesso tempo espansivo, aperto alla vita e alla scoperta, la aiuta a incanalare nel modo migliore le sue energie creative, spingendo il gesto pittorico in una direzione dove l'equilibrio estetico e formale si incontrano. L'astante si ritrova così a vivere un'esperienza artistica di raffinata bellezza, che sembri suggerirgli di lasciarsi andare, di abbandonarsi a quelle riflessioni spirituali e intime, che in altri momenti tendiamo ad evitare; l'artista si mette così in comunicazione con il pubblico, creando un ponte sospeso attraverso cui percorrere questi sentieri immaginari e far scorrere pensieri ed emozioni.

Un forte sentimentalismo spinge così la Picardi verso nuove e sempre più lontane mete artistiche, nel tentativo finora riuscito, di spalancare altre finestre su universi stilistici e creativi ancora inesplorati.          

Sandro Serradifalco 2017

 

"Per Daria Picardi, la pittura diventa un impegno costante e immediato, rivolto alla contemplazione della realtà e alla sua poetica trasformazione. Il suo percorso artistico si muove e si snoda sulle tracce di un figurativo d'impostazione moderna e attuale, che tuttavia affonda le proprie radici costitutive, nella tradizione grafica e coloristica del passato. Le immagini, vengono realizzate con pacata e garbata essenzialità. Le rievocazioni sono pervase da una sottile e delicata vena di romantico e poetico sentimentalismo. I toni cromatici, sempre equilibrati e bilanciati, danno un'impronta di efficace luminosità allo scenario e il gioco delle luci e degli effetti luminosi e chiaroscurali realizza accostamenti sempre suggestivi e d'impatto visivo. E' una pittura, che riflette il carattere aperto e la personalità espansiva dell'autrice, che procede sempre con passi ben meditati e ponderati, dando il giusto peso e il giusto valore all'essenza primaria delle cose ed elaborando quadri, avvolti da purezza cristallina e fascinosa sobrietà, in nome di un'arte semplice, spontanea e diretta, senza complicate e macchinose elucubrazioni".

                                                          Dott.ssa Elena Gollini - Curatore d'arte e giornalista 2016

 

Nelle vedute di Daria Picardi troviamo l’espressione di un animo pervaso da un forte lirismo, che si lascia sedurre da suggestioni paesaggistiche o che si abbandona a un dolce romanticismo nel ritrarre scene di vita, anche laddove le tematiche affrontate siano dolorose come nel caso del cammino dei profughi, popoli in fuga in cerca della terra promessa. Istantanee di momenti passati dipinte scegliendo tinte soffuse e silenziose, cromie che si armonizzano passando con dolcezza da un tono ad un altro, svelando la loro impalpabile intimità davanti agli occhi dell’osservatore. L’artista lavora con tratto raffinato, in un declinarsi di sfumature e contrappunti tonali che animano i soggetti nel loro distendersi sulla tela con un puntuale equilibrio tra la leggerezza dei contorni e la proiezione della prospettiva. Tutti questi lavori sembrano un invito ad abbandonarsi, assieme alla loro autrice, a un’intimistica meditazione, per fondersi nei suoi paesaggi percorrendone i sentieri, e lasciando vagare la mente in una dimensione sospesa.

Paolo Levi 2016

 

Daria Picardi conosce profondamente i segreti della pittura di paesaggio e, come pure nel ritratto, evidenzia la freschezza e l’immediatezza visiva di un’arte en-plein air. Il gioco della luce che si rifrange fra gli alberi del quadro “Bosco di cerri”, i toni del chiaroscuro che creano profondità, la composizione classica a quinte prospettiche rendono l’opera un inno al bello di natura.

Guido Folco 2015

 

Il gesto artistico di Daria Picardi, nella sua compiutezza estetica e formale, introduce tuttavia una sospensione indefinita, un’attesa percepibile come stato permanente individuale e collettivo. L’esistente espressivo pare funzionale all’inesistente reale, l’esaustivo del mezzo vuole condurci all’incertezza del senso, l’accaduto del pensiero svela comunque l’immanente ancora non dato: un treno che non transita, la vita che non palpita.

Vincenzo Monticelli Cuggiò (giugno 2015)

 

Le figure realizzate da Daria Picardi esprimono toni di lirico intimismo, in cui il colore, sereno e pacato, ha la capacità di definire stati d’animo anche sofferti, suggeriti affidandosi soprattutto alla capacità di calibrare le rifrazioni luministiche sulla tela. Sorprende l’intensità di queste immagini, in una pittura non descrittiva né narrativa, ma evocativa e profondamente poetica. The figures produced by Daria Picardi express tones of lyrical introspection, in which the color, clear and calm, has the ability to set moods also suffered, suggested by relying primarily on the ability to calibrate the refractions luministic booby canvas. Surprisingly, the intensity of these images, a painting is not descriptive or narrative, but deeply evocative and poetic.

Silvia Arfelli, tratto dal catalogo della mostra vs London del 2014

 

Il realismo sentimentale di Daria Picardi  

Il percorso artistico di Daria Picardi è ritmato da un’alternanza di periodi di costante dedizione all’arte ad altri più rarefatti, per varie circostanze di vita. Ma non è venuta mai meno in lei la consapevolezza di essere pittrice da cui non l’hanno fatta recedere né la laurea in architettura, che faceva presagire un’attività professionale specifica, né le problematiche familiari di cui le donne in particolare sono solite caricarsi. E’ comunque anche molto frequente il caso di architetti pittori per quel comune sentimento dell’arte che lega pittura e architettura che, non a caso, in passato costituivano una categoria unitaria. Michelangelo docet. E’ altresì vero che la formazione universitaria ha lasciato una traccia ben visibile nella pittura della Picardi, soprattutto nell’uso dell’impianto prospettico, nella rigorosa impaginazione compositiva e nell’attitudine sistematica allo studio, da quello per la resa delle ombre a quello dell’anatomia umana, nei gradi che vanno dalla grafite all’acquerello per giungere all’olio su tela.

Classica è definibile la sua produzione in relazione sia ai “generi” predominanti (paesaggio, veduta, natura morta di frutti e fiori, ritratto), sia ai parametri estetici adottati, quali simmetria, ponderazione e proporzione. Tuttavia nella sua opera non ci troviamo di fronte ad una altrettanto classica mimesi idealizzante né, del resto, ad un realismo tout court. Tutti i soggetti della sua pittura sono investigati con affettuosa sollecitudine e resi al meglio pur senza snaturarli. E’ questo sguardo d’affetto l’elemento che emerge nell’analizzare l’opera nel suo insieme. I volti conservano certo la fisionomia della persona ritratta ma l’artista, con sguardo d’amore, li ha come addolciti. I paesaggi e le vedute di Roma, pur nella loro verità oggettiva, sono ammantati da una luminosità particolare. Si potrebbe quasi utilizzare, per questi dipinti, la definizione di “realismo magico”, già coniata da Massimo Bontempelli per quel gruppo di pittori da Ferruccio Ferrazzi a Carlo Socrate, da Riccardo Francalancia a Edita Broglio, da Francesco Trombadori ad Antonio Donghi, attivi a Roma a partire dagli anni Venti e Trenta.

Il riferimento a Bontempelli, del resto, è suggerito da un importante dato biografico della pittrice: l’aver appreso la pittura proprio da Socrate. Era infatti ancora una studentessa liceale quando Carlo Socrate l’accolse tra gli allievi che frequentavano il suo studio a Villa Strohl-Fern. Anni decisivi furono quelli per la Picardi che dette prova di una eccezionale propensione per la pittura, anche senza la preparazione di base, dal momento che frequentava il Liceo Classico. Ancora oggi un gruppo di oli, tra i quali l’interno e il porticato esterno dello studio del Maestro ed una veduta della villa, testimoniano di quegli anni. Opere mature, nonostante la giovane età, che dimostrano già una scelta di campo, nella preferenza di colori tenui e gessosi e nella resa delle atmosfere, silenti e rarefatte, vive e palpitanti non già per la presenza delle persone ma per quanto esse hanno lasciato nel loro passaggio.

E’ interessante notare che la Picardi, dopo essersi già presentata al pubblico con grande apprezzamento anche di critica, alla scomparsa del suo maestro, nel 1967, ha ripiegato in se stessa rimanendo lontana dalle mostre per lunghi anni. Esigenza di elaborazione del lutto per un personaggio così significativo per la sua storia d’artista?  Fatto sta che la Picardi è tornata al suo pubblico quando, non più allieva, si è sentita completamente autonoma. E questa autonomia si evince dal sottile cambiamento della sua pittura da “realismo magico” a “realismo sentimentale”. Bontempelli diceva: «Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo, e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, attraverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la vita nostra si proietta …In questo senso l’arte deve dominare la natura, in questo senso abbiamo parlato di ‘magia’, e abbiamo chiamato l’arte nostra ‘realismo magico’». Tale definizione è solo in parte applicabile all’opera della Picardi, perché quella stessa ‘precisione realistica dei contorni’ e quella ‘solidità di materia ben poggiata sul suolo non sono rarefatti da un’atmosfera di magia bensì da un caldo sentimento d’affetto. Daria Picardi ama la sua Roma, ama i familiari e gli amici che ritrae, ama quei frutti che mette sulla sua tavola, ama la vita in tutte le sue manifestazioni. Lavorando rigorosamente dal vero, tra lei e l’oggetto da rappresentare si instaura quel legame sentimentale che addolcisce il reale senza però idealizzarlo.

Analizzando l’opera della Picardi per soggetti, va propedeuticamente sottolineato che la sua mano è sempre perfettamente riconoscibile, per l’uso prevalente dei colori freddi animati da tonalità di fondo rosate, per la predilezione verso il quotidiano offerto sia dai volti di figli ed amici, sia da angoli di Roma che nessun tour operator inserirebbe nel suo cammino, sia da fiori e frutti presenti nelle nostre case e senza nessuna pretesa di esotismo.

E’ interessante l’importanza che l’artista assegna all’ambiente di cui registra, scrupolosamente, non solo lo spazio e gli oggetti in esso collocati, ma soprattutto la luce, con uno scrupolo di matrice impressionista.

Riguardando ai ritratti del figlio e della figlia, i complessi piani del fondo, siano essi definiti dalla parete e dai divani o dal vetro di una finestra aperta con tutti i suoi riflessi, sottolineano il temperamento dei due giovani e ne tradiscono la pensosità. Anche nel ritratto di Lucio Battisti (1998) determinante è il fondo, qui offerto non già da uno spazio fisico, ma da una ripresa della figura dell’artista, a sottolinearne la complessa personalità.

Di Roma Daria Picardi ama tutto, anche le zone apparentemente meno interessanti e marginali ma nelle quali lei scopri il fascino e il mistero, come le archeologie industriali presso il Ponte dell’Industria dove, nel 2000, ha immortalato intonaci scrostati dal tempo e un verde inselvatichito che d’ultimo sono stati azzerati da restauri discutibili. Il suo sguardo ama abbracciare ampie zone tentando talvolta la resa panoramica, sia attraverso serie di dipinti in sequenza sia vere e proprie ampie vedute come in “Roma e il suo fiume” del 2003, che abbraccia da Ponte Milvio a San Pietro, con ripresa dalla terrazza dell’Osservatorio Astronomico di Monte Mario.

La natura morta, o meglio la natura silente come la chiamava De Chirico, rappresenta per la Picardi una sorta di esercitazione di stile, come dimostrano le composizioni plurime dello spesso soggetto, quali “Le pere” del 1989, o le ricerche tono su tono come i “Peperoncini” del 1998, in cui il rosso dei peperoncini affoga nel rosso del fondo.

Non mancano nell’opera della Picardi anche temi sociali e religiosi, come “I bambini ci guardano: speranza e redenzione” o “Ave Maria” realizzato per commemorare il 150° anniversario della promulgazione del Dogma dell’Immacolata Concezione. Queste opere nascono da una meditata analisi del tema che si evince dalla complessità compositiva. Il “metodo” dell’artista è sempre e comunque lungo e laborioso. E se per il paesaggio, il ritratto e la natura morta ella adotta scrupolosamente la ripresa dal vivo, per queste opere, frutto di una elaborazione concettuale, affida ai singoli elementi, dal filo spinato alle espressioni dei volti, dalla gamma cromatica alla luce metafisica, di chiarire e stigmatizzare la complessità dell’assunto.

Percorso complesso quello della Picardi, ma che, nonostante le intermittenze, si presenta incredibilmente omogeneo per una concezione della pittura come prova alta di impegno prima di tutto personale, poi professionale ed infine affettivo, in una visione di continuità dal passato ma sempre verso il nuovo. Esempio calzante di questo modo di concepire la pittura è “Isola Tiberina” del 2004, giustamente premiato nella III edizione del Premio Nazionale di Pittura Città di Fondi. L’artista, che certo ha visto e meditato sulle varie vedute dell’isola, da quella quasi metafisica di Francalancia a quella dalle calde tonalità di Trombadori, ne offre una visione personalissima per le gradazioni di colore verdastro, così tipiche di tanta sua pittura, e per lo sguardo non immemore della moderna ottica grandangolare.

La pittura della Picardi è dunque pittura dell’oggi ma che vive l’oggi sottraendolo alla visione pop e trash per recuperarlo ai sentimenti di amore, di rispetto e di compassione. Ed è per questo che ci piace definirla con l’espressione “realismo sentimentale”. 

Stefania Severi,  gennaio 2005

 

La qualità della pittura di Daria Picardi non può essere misurata sulla sua notorietà, o sul suo curriculum, essendo artista che non ha avuto interesse ad esporre, ma sulla pittura stessa presente nelle sue tele di ieri e di oggi.

Per questa ragione, un sua presentazione risulta avere caratteristiche immediatamente riscontrabili anche per lo spettatore o il critico, poiché ogni suo quadro dichiara non soltanto l’ascendenza alla pittura della cosiddetta scuola romana ( e a Carlo Socrate, di cui è stata allieva, in particolare), ma anche la sua peculiare interpretazione di un modo del “pittare” che ha conosciuto grandi artisti del’area romana.

Predilige la figura e il paesaggio dove eccelle non soltanto per la capacità tecnica, ma soprattutto per l’afflato lirico con cui Daria Picardi riesce ad esprimere un sentimento delicato di atmosfere colte con intelligenza ed esposte con una cura che fa trasparire una sorta di interpretazione filosofica del soggetto che vuole dipingere. Nel caso del paesaggio, l’impegno dell’artista riesce a sviluppare con raffinatezza atmosfere romane colte sia nel loro insieme che nei particolari.

                                                                            Natale Antonio Rossi,  2003

  

Una svista, nella cronaca scorsa sulla pittura esposta in via Panisperna, ha lasciato cadere una delle firme più intense da vedere, gustare: Daria Picardi unisce in convergenza di animo e stilizzazione, il paesaggio e la figura. Con vertici lirici, umani anche fuori dalla figura, sull’uso dei verdi. Teneri, sofferti. Anche serenamente allegri.

 Giuseppe Selvaggi da “Il Giornale D’Italia”, dicembre 1998

  

[…] Daria Picardi denuncia apertamente la sua passione per le opere degli impressionisti ed in particolare per quelle di Cézanne, ma lo fa con estrema umiltà e senza che nelle sue opere si senta il peso di un retaggio forzosamente accettato.

Nelle nature morte l’artista utilizza forme rappresentative essenziali, il colore si integra con il segno nella ricerca di un effetto che è più un suggerimento che una descrizione puntigliosa delle caratteristiche  delle specie vegetali.

Ma dove la Picardi si esprime in modo più convincente è nei ritratti nei quali non vuole fare una riproposizione fotografica e neppure una calligrafica trasposizione sulla tela delle caratteristiche fisionomiche del soggetto, ma piuttosto cerca di cogliere le connotazioni esistenziali della persona ritratta.[…]

I ritratti della figlia e del marito sono per Daria Picardi un traguardo basilare nella sua esperienza pittorica, sono una pietra miliare nella sua evoluzione espressiva, sono opere che ne denunciano la completa maturità sia come pittrice che come psicologa.

Il volto della ragazza in particolare balza in primo piano con una intensità di espressione che coglie di sorpresa. L’intensità dello sguardo velato attanaglia l’osservatore che viene calamitato verso questa immagine ed in un primo momento non “vede” altro che il volto. Il quadro invece è vasto. Il corpo disteso ha una sua essenzialità che è al limite tra il rilassamento del riposo e lo scatto improvviso verso qualcosa che ha destato la curiosità del soggetto. Le mani ferme hanno come una vibrazione interna, sembra quasi di vedere, anzi di sentire il pulsare del sangue nelle vene, sembra quasi che in esse, come nel volto sia concentrata l’intenzione dell’artista di cogliere un attimo di intenso raccoglimento e di riproporre l’emozione di un lungo discorso fatto di riflessioni e di perplessità. La figlia vive nell’immaginario, vive con le sue angosce, con le sue gioie, con i suoi problemi risolti e con quelli da risolvere, vive insomma nell’immagine come vive nella realtà. Forse proprio dal contrasto tra la staticità dell’atmosfera e l’intensità dell’espressione questo quadro, come tutti gli altri ritratti della Picardi, trae il motivo più vero di validità; le immagini infatti emergono dalle tele senza leziosismi e senza difficili cerebralismi.

                      Fiorello F. Ardizzon, maggio 1998

  

   La severità dell’impegno figurativo e coloristico di Daria, non si esaurisce nella rappresentazione degli oggetti, caratterizzati da evocativi toni cromatici morandiani, bensì ad evidenziare un costruttivo lucido accanimento di superfici “apparentemente glabre”, come si intrecciano e si affollano i sentimenti che meglio sanno, richiamati dall’emozione, esemplificare,  strutturare la sua poetica costruttiva energia.

Disegni privati di un’artista schiva e colta a “spiare” l’ambiente familiare con la regola francese che corregge l’emozione attraverso gli strumenti e la definizione del segno della forma e del simbolo.

Tra scelte e diagrammi, tra paesistiche e lirismo naturalista, tra prospettive geometriche e costruzione coloristica verbale, in fuga da una coscienza espressionista alquanto manierata, della sua lirica scansione nel gran mare della psicologia, tra evocazione e tempo perenne dello spirito.

                 On. le prof. Alfredo Pasolino,  1998

 

     Nella solita, familiare e squisita cornice di pubblico raffinato romano, animato dall’inconfondibile cordialità del conte Luigi Zuccolo di Spilimbergo, direttore dell’elegante galleria d’arte D’Urso di via del Corso, è stata inaugurata il 18 u.s. una mostra internazionale allestita con dipinti di vario talento.

Tra i tanti partecipanti a tale rassegna d’arte pittorica v’erano Carosi, autore di paesaggi e vasi di fiori dipinti con gusto delicato in atmosfera azzurra; Alberto Cubi paesaggista naif; Cugini Tumiotto A. disegnatrice raffinata e pittrice schietta e sincera; Refice, autrice di dipinti surrealistici e acrobatici ricchi di passaggi tonali descrittivi; e dulcis in fundo Daria Picardi la pittrice più idonea a tale solennizzazione artistica, le cui nature morte così saporite riproducenti frutta dette con linguaggio Socratiano sono state immancabilmente dalla sorte ingiusta scaricate in fondo alla sala d’esposizione ove le ho scorte per caso con mio vivo compiacimento.

                                                                                   Generoso Romano, 1970

 

 

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- Aggiornato al: 05.09.2019 -

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