Mi sembra del tutto lecito definire la romana Daria Picardi una post-socratica. La filosofia antica, però, non c’entrerebbe nulla: il Socrate a cui si allude non è il celebre ateniese figlio di Sofronisco e vittima della bisbetica Santippe, ma Carlo (1889-1967), pittore originario delle campagne pavesi con trascorsi giovanili in Argentina, dedito inizialmente alla scenografia grazie alla quale ebbe modo di seguire Picasso a Parigi e in Spagna, finito per radicarsi a Roma della cui scuola pittorica novecentesca fu esponente di indiscutibile rilievo. Apprezzato da Roberto Longhi che nel 1926 gli dedicò una monografia, Socrate rappresenta, insieme a Donghi, Trombadori, Francalancia, l’ala della Scuola Romana più incline ad accoppiare le ragioni del colore a quelle della forma classica, distinguendosi in questo senso dagli indirizzi più espressionistici della cosiddetta Scuola di Via Cavour. Da studente, prima ancora di frequentare con merito la Facoltà di Architettura di Valle Giulia, nel pieno del dibattito politico, la Picardi aveva frequentato lo studio di Carlo Socrate, frattanto attestatosi in una pittura di singolare staticità, tutta compiuta in se stessa, come se il mondo attorno, invece che essere mutato drasticamente, non fosse cambiato da quello di trenta anni prima. Credo che questo sia stato il fascino principale che la Picardi ha avvertito nella pittura di Socrate, la sua capacità di estraniarsi dal tempo reale per volgersi a una dimensione più incantata e stabile, senza annullare la vita alla base della rappresentazione, ma aspirando a cogliere nelle cose e nelle persone qualcosa di essenziale oltre la percezione delle apparenze. Fa una certa impressione notare come la Picardi sia rimasta fedele a questi dettami, come se niente di quanto appreso avesse bisogno di essere provato ulteriormente, o confrontato con nuove istanze. Al caos del mondo esterno, la Picardi contrappone la silenziosa, cristiana, domestica tranquillità del proprio, con il colore a introdurre regolarmente pulsioni di vita in forme bloccate, che devono al nitore e al chiarore la loro forza costruttiva. È un insegnamento che trascende la sola sfera artistica: l’umiltà d’animo e la semplicità di ciò con cui siamo in rapporto sono il segreto della beatitudine di Daria Picardi.

Vittorio Sgarbi 2021 

X